Earl Grey

Earl Grey: non è un tipo di thé inglese, ma il nome di una Café Racer tutta tedesca

Quei due cilindroni che sporgono così vistosamente sui lati fanno a pugni col concetto di snella ed elegante purosangue che si associa normalmente a una Café Racer. Eppure il tema è troppo invitante per non essere affrontato: il twin tedesco è affidabile, ha un bel sound e permette una scelta ampissima di “basi”: dalle prime /5 fino alle ultime “2 valvole”, in pratica va bene tutto, poiché motore, ciclistica e sospensioni in circa 20 anni non hanno mai subito trasformazioni radicali, e si eccettua il monobraccio nato col G/S. E poi in caso di guai ricambi si trovano con facilità…

Per questa bella special si è partiti proprio da una BMW R80 G/S del 1983, ovvero una delle prime serie della maxi enduro della Casa tedesca. A presentarcela è Peter Dannenberg, uno dei tre soci e “mente” della Urban Motor (www.urban-motor.de), una delle tante piccole officine che stanno sorgendo in tutta Europa sull’onda del grande successo della cosiddetta “moto creativa”. Urban Motor ha sede a Berlino e tratta prevalentemente il bicilindrico boxer, anche se ha fatto qualche interessante divagazione su base Guzzi V-Twin big block, l’alternativa al flat-twin che in Germania ha tantissimi estimatori. Riconoscere ancora quel G/S dopo il trattamento Urban Motor è davvero difficile, se non fosse per il forcellone monobraccio che inizialmente ci ha lasciati un po’ perplessi su una moto dall’aspetto classico ma che a conti fatti fa una gran bella figura e caratterizza la moto. Per il motore si è scelto un R100RS del 1977, la versione con 70 CV nominali.

 

La R90S del 1976, ovvero la bicilindrica boxer più sportiva di quel periodo, montava due Dell’Orto da 38 mm con pompetta di ripresa. Più esotici ma anche un po’ più difficili da mettere a punto rispetto a questi Bing a depressione. meglio non rischiare… I filtri sono K&N

 

 

Decisamente inusuale la posizione del “faro” anteriore, ridotto a un proiettore polielissoidale posizionato sotto il cannotto di sterzo e contenuto in un fanalino posteriore di una vecchia R50.

 

 

 

La forcella deriva da una R100RS, con pinze Ate che frenano dischi Brembo montati flottanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stato privato della scatola filtro in plastica posta sopra il cambio e al suo posto sono stati montati due filtri a cartuccia K&N simili a quelli utilizzati sui motori Harley-Davidson. La parte superiore del motore è stata privata del coperchio che nasconde il motorino d’avviamento e la valvola di sfiato del motore. I coperchi delle teste sono quelle più classiche della serie /6, indubbiamente più intonate allo stile retrò della moto. I carburatori sono rimasti i Bing a depressione, dall’aspetto piuttosto turistico: evidentemente non si è voluta cercare la complicazione della messa a punto di un paio di Dell’Orto PHB, anche se si è sacrificato un certo impatto estetico… Il serbatoio si scosta completamente dallo stile BMW, incluso quello dei diffusi componenti aftermarket, e riprende, anche se con proporzioni diverse, le linee di quel capolavoro che è stato il serbatoio della Matchless G50, con le svasature per le ginocchia meno profonde dell’originale a causa della maggior larghezza del telaio nella zona d’unione con la sella. Per il rifornimento c’è l’immancabile tappo Monza ad apertura rapida. La sella, rigorosamente monoposto, non ha nessuna nota stilistica particolare, ma, come tiene a precisare Peter, la fodera è realizzata in vera pelle proveniente da selleria d’epoca della Porsche. I lavori sul telaio sono consistiti nello smontaggio e completo e nella pulizia da tutte le staffe non più necessarie. Il telaietto posteriore è stato sostituito con un altro realizzato appositamente da Urban Motor. E’ realizzato in sottili tubi d’acciaio e svolge la semplice funzione di supporto della sella (e del peso del pilota) essendo l’attacco superiore del monoammortizzatore fissato al tubo posteriore destro della culla principale del telaio. Il mono originale è stato sostituito con un’unità della Wilbers con serbatoio separato. La forcella anteriore è rimasta quella della R100RS con le pinze Ate e il perno avanzato.

 

Quella ruota posteriore a sbalzo è nata per il fuoristrada, ma la BMW ne ha poi fatto un classico anche per le sue stradali.In questo caso il telaio e il monobraccio sono però quelli originali di un BMW R80 G/S del 1983

 

 

 

 

 

 

La piastra superiore in lamiera stampata è tipica delle BMW 2 valvole stradali. I comandi sono un misto di vari componenti aftermarket.

 

 

 

 

 

 

Il nome Earl Grey evoca un famoso thé inglese. Pertinente quindi l’adesivo col simbolo dell’Isola di Man. Le mini frecce sono Kellermann.

 

 

 

 

 

 

La tipica morbidezza originale è stata in parte ovviata montando molle progressive. Per quanto riguarda i freni, le pinze Ate utilizzano pastiglie con una guarnitura più morbida dell’originale per migliorarne l’aggressività sui dischi, che sono dei Brembo flottanti di diametro uguale agli originali. La pompa del freno anteriore è una Magura. Completa l’avantreno un parafango minimalista e una piccola tabella portanumero che ha preso il posto del faro. Per illuminare la strada Urban Motor ha pensato a una soluzione decisamente originale, ovvero un singolo faretto poliellissoidale inserito in un fanalino posteriore di una vecchia R50 posto sotto il cannotto, che si scorge appena tra i due soffietti che proteggono gli steli della forcella. Gli altri componenti dell’impianto elettrico sono i classici m-unit e m-lock della Motogadget con uno strumento Chronoclassic (sempre Motogadget), mentre le micro frecce sono della Kellermannn. Il blocchetto elettirco è un Aprilia integrato da pulsiantiera Motogadget, mentre l’acceleratore è un Magura preso a prestito da una moto da regolarità anni ’70. Le pedane arretrate sono dei componenti in lega leggera di Tarozzi coi poggiapiedi pieghevoli e i supporti fresati dal pieno. Pregevole la scelta degli scarichi, che utilizzano un paio di classici “sigari” Hoske sovrapporti sul lato destro e collegati a un collettore 2 in 1 in 2 dal percorso piuttosto tortuoso ma piacevole alla vista, derivato da una R1100RT. Peter Dannemberg precisa che questa Earl Grey è un esemplare unico, come uniche sono tutte le realizzazioni di Urban Motor, fatte partendo da una specifica del cliente e sviluppando poi il tema con soluzioni personali. Il prezzo finale non ci è stato comunicato, ma per avere un’idea Peter ci ha detto che per questa moto sono state necessarie circa 400 ore di officina…

Testo di Black Decker