Suzuki Address 110: Benzinaio (quasi) Addio!

 

Il momento è quello che è, con 156.000 due ruote immatricolati in Italia nel 2014 (non vi diciamo lo stesso numero computato dieci anni fa per pudore…) il nostro non è certo un mercato trainante per le grandi Case, e non lo è neanche la vecchia Europa, anche se altrove il calo di vendite è stato meno sensibile che da noi. Visto che gli economisti concordano che il passato non tornerà più, meglio dunque fare di necessità virtù, come si dice. Per questo Suzuki si aggiunge a Honda e Yamaha con una proposta a cui è davvero difficile dire no: il piccolo ed economico Suzuki Address 110 ha infatti tutti i ‘numeri’ per convincere chiunque a passare alle due ruote. Un motivo c’è: il 60% circa del mercato (101.000 unità) è costituito da scooter e di questi circa il 30% (ovvero 33.500 pezzi) hanno cilindrata inferiore ai 125cc. Dunque un piccolo 110cc pare proprio essere la proposta giusta.

Il nuovo Suzuki Address 110 nella versione con bauletto.

E infatti Marco Quaglino, responsabile vendite Suzuki Italia, punta decisamente su questo modello, che integra la gamma scooter Suzuki costituita in basso dai Burgman 125 e 200 e in alto dai Burgman 400 e 650. Se poi si considera che la versione Standard dell’Address 110 sarà in vendita dal primo aprile a 1.899€ con un super finanziamento, non fatichiamo a credere che il target di 1.000 pezzi da piazzare quest’anno sia alla portata della Suzuki Italia.

Il freno anteriore è a disco, il posteriore a tamburo.

 

Il filtro dell’aria è ben accessibile.

Tornare su due ruote

Le moto non si vendono da sole, specie oggi, e dunque servono iniziative promozionali che vadano oltre i classici canali della comunicazione per arrivare in modo più diretto ai potenziali utenti. In quest’ottica Suzuki ha promosso Address at University, ovvero un tour nelle Università e Politecnici di Milano, Bologna e Firenze per fare incontrare lo scooter con gli studenti e consentire loro di prenotare un test-ride presso una concessionaria. Una buona idea che unita a quelle volte a sensibilizzare il target di clienti che si avvicineranno all’Address, sicuramente avvicinerà al nostro mondo anche chi ha altre passioni e magari non sa che con uno scooter del genere potrebbe pagarsi una fetta della rata mensile finanziata col risparmio di carburante derivato dal lasciare in garage l’automobile.

Semplice il cruscotto. qualche indicazione in più sarebbe stata utile.

La leva del freno posteriore ha un blocco a sgancio rapido.

 

Tecnica devoluta al risparmio

L’Address nasce per motorizzare popolazioni che considerano l’economicità di esercizio e l’affidabilità una dote fondamentale. Per questo nel motore sono state travasate soluzioni tipiche di unità più evolute, nelle quali da anni si insegue la riduzione degli attriti per ridurre i consumi. Potrà sembrare banale, ma abbiamo visto coi nostri occhi dei motori quattro tempi sviluppati nel Far East arrivare sui banchi degli specialisti nostrani per essere ottimizzati nei consumi e nelle prestazioni; e vi garantiamo di aver osservato delle ingenuità che da noi ormai sono parte di un passato remoto…

Il sottosella può ospitare un casco integrale.

Il bauletto può essere anche acquistato a parte.

Il piccolo monocilindrico quattro tempi della Suzuki ha dimensioni di 51 x 55,2mm per una cilindrata di 113cc. Compresso 9,4:1 eroga 9 CV (6,7kW) con una coppia max di 8,6 Nm. La distribuzione è monoalbero in testa con valvole inclinate tra loro di 47° (21° per l’aspirazione – di diametro 25mm –  e 26° per lo scarico – di diametro 21mm). Il condotto di aspirazione è conformato per aumentare la velocità di ingresso della miscela ed esaltare il fenomeno del ‘tumble’ (ovvero il vortice attorno a un asse orizzontale) che miscela aria e benzina e migliora la combustione. Il sistema di iniezione, collegato a sensori che dialogano con la ECU, termina con un iniettore a 6 fori per la migliore nebulizzazione della benzina. Per quanto riguarda gli attriti, degno di nota ricordare l’albero a camme montato su cuscinetti a sfere, il punto di contatto tra profilo della camma e bilanciere costituito da un cuscinetto a rullini e il pistone dotato di fasce sottili e a pressione sulle pareti del cilindro controllata (Low Tension Ring). La lubrificazione ha tratto vantaggio da questi interventi e richiede quindi una pompa più piccola che assorbe meno potenza. Il risultato di tutti questi interventi, uniti al peso complessivo del mezzo inferiore ai 100kg, ha portato all’eccellente valore di consumo (valutato secondo il ciclo WMTC) di 1,96 litri/100km, ovvero 51 km/litro! Questo significa che, mediamente, con il pieno di 5,2 litri si possono percorrere 265km, l’equivalente di Roma-Napoli. E si può anche fare molto meglio: un Economy Run condotto in Indonesia su un percorso misto di 320km con 10 giornalisti appartenenti ad altrettante testate locali, ha dato risultati sorprendenti: i primi tre classificati hanno infatti consumato da 1,07 a 1,17 litri/100km, ovvero tra gli 85 e i 93 km/litro!

Una sezione del motore. Si vedono le valvole inclinate, la distribuzione monoalbero e il flusso spirato col moto di ‘tumble’.

Il pistone ha lo spinotto da 13mm e fasce elastiche Low Tension Rings.

L’albero a camme ruota su cuscinetti a sfere.

Il bilanciere col cuscinetto a rullini.

L’iniettore a 6 fori.

La pompa dell’olio di tipo trocoidale.


Un mezzo equilibrato

Il peso ridotto e la dotazione per ovvii motivi non eccelsa non devono però far pensare a un oggetto poco brillante o poco sicuro. Le sospensioni ci sono parse adeguate all’uso cittadino, dove come noto la pavimentazione non è proprio un biliardo, e i freni garantiscono spazi di frenata accettabili, senza creare pericoli di bloccaggio. La maneggevolezza, ovviamente, è… da bicicletta. La silenziosità è esemplare e la trasmissione CVT senza apparenti difetti di erogazione della coppia motrice. Anche in salita, nonostante i pochi CV, il basso peso consente di non essere d’intralcio, anzi. In questa fascia di prezzo e cilindrata i concorrenti diretti del Suzuki Address sono l’Honda Vision e il Yamaha D’Elight. Ovviamente ci sono piccole  differenze, anche di prezzo. Apprezzabile nel Suzuki il vano sottosella di 20,6 litri (che ‘ruba’ però un po’ di spazio al volume del serbatoio) e l’altezza della sella, contenuta in 755mm e coadiuvata dalla pedana con evidenti svasature nella zona di appoggio a terra dei piedi. Disponibile in due colori, bianco e silver, e nell’allestimento Standard (1.899€) o con bauletto e cuscino poggiaschiena (1.999€), l’Address può anche essere accessoriato con parabrezza, manopole riscaldate, paramani e vari adesivi personalizzati.Ottimo il finanziamento a tasso zero (con Findomestic) di 1.850€ restituibili in 24 rate da 80€. La manutenzione prevede la sosta in officina ogni 6.000km per il cambio olio e la sostituzione della cinghia ogni 24.000km.

Abbigliamento utilizzato in questo test:

Giacca Alpinestars T-GT Pro

Guanti:Dainese MIG

Casco: Nolan N-20

 

franco daudo

Redazione: Moto Tecnica Moto Storiche & d'Epoca