R1 da amatore

Spesso quando sentiamo parlare di pista, pensiamo a moto nuove di ultima generazione, con preparazioni spaventose, ma qualche volta è piacevole scoprire che non sempre è così…

Quando si cerca una moto usata molti guardano semplicemente l’anno di costruzione e i chilometri percorsi, non considerando quali accessori speciali sono stati montati nel tempo. A nulla servono le parole appassionate del venditore, che vorrebbe almeno in parte rientrare del suo investimento. Anzi, talvolta si tenta addirittura il colpo di svalutarla un po’, proprio con la scusa della non perfetta originalità… Per fortuna non è sempre così e succede che il lavoro di personalizzazione, talvolta anche piuttosto costoso, viene giustamente valutato. La moto di questo servizio ne è un bell’esempio: il compratore, in questo caso, non si è lasciato sfuggire l’acquisto di una moto la cui richiesta era di poco superiore al valore di mercato ma che montava una tale quantità di pezzi speciali da giustificare ampiamente l’esborso.

Questa R1 ’03, tolta la carena anteriore, mette in mostra i “muscoli”… si nota il radiatore maggiorato, quasi d’obbligo per l’uso in pista.

La sostituzione di tutta la parte posteriore con il codone R6 ’06, l’ha ringiovanita non poco. In origine era molto più lunga e grossa!

Anche lo scarico ha beneficiato delle modifiche, infatti è stata eliminata la valvola EX-UP montando il 4 in 2 in 1 Akrapovic, che ha alleggerito non poco la moto.

Si tratta di una Yamaha R1 del 2003, che come molti sanno è stata un’annata un po’ difficile per quella moto, tanto da essere sostituita immediatamente nel 2004 con l’azzeccato modello che montava i silenziatori sottosella. Nonostante tutto, quella R1 rimane ancora oggi un mezzo che può farsi valere durante le uscite in pista a livello amatoriale, quale è il suo attuale  proprietario Luca. Già la prima occhiata evidenzia che il reparto sospensioni originale è stato completamente rimpiazzato da materiale Ohlins: mono posteriore, forcella e ammortizzatore di sterzo portano infatti il logo del costruttore svedese. Il mono ammortizzatore non è un TTX di ultimissima generazione, ma un S 46 che è di ben più semplice e veloce taratura e in aggiunta ha la regolazione remota del precarico molla. Non essendo un mezzo preparato per vincere un campionato è meglio avere componentistica su cui anche un non addetto ai lavori può intervenire con buoni risultati per divertirsi durante l’uscita domenicale in pista con gli amici. All’avantreno troviamo una buona forcella Ohlins con le normali tre regolazioni (precarico molle, freno in compressione, freno in estensione) che con qualche piccolo suggerimento da parte di un tecnico delle sospensioni consente risultati eccellenti.  La forcella è dotata di piedini di supporto per le pinze di tipo radiale ricavati dal pieno, ed è stata montata sulla moto utilizzando la piastra di sterzo inferiore originale, mentre la superiore è ricavata dal pieno e scaricata (con la macchina utensile CNC) per alleggerirla in ogni dove.  Utilizzando la stessa filosofia utilizzata per il mono posteriore, l’ammortizzatore di sterzo è un tradizionale Ohlins telescopico e non rotativo…..

Il potente impianto frenante anteriore composto da dischi flottanti e pinze radiali tutto ricavato dal pieno, e tutto prodotto in Italia dal tecnico Discacciati.

Il “ponte di comando” dà al pilota una sensazione di solidità, con la piastra ricavata dal pieno e la dotazione Ohlins. Ben visibile il display del rilevatore dei tempi sul giro.

Al reparto freni c’è un impianto un po’ inusuale, ovvero un Discacciati che non ha nulla da invidiare ad altri impianti più blasonati; davanti ci sono le pinze “4 pistoni Racing”, ricavate dal pieno in ergal 7075 con superficie protetta da ossidazione anodica, dotate di quattro pistoni di diametro 35 mm e quattro singole pastiglie che frenano dischi flottanti da 320 mm sempre prodotti dal tecnico di Appiano Gentile, con piste in acciaio e campana in ergal. Per comandare le pinze ci si è affidati all’ottima pompa radiale Brembo 19 x 20 forgiata, dotata di leva snodata anti rottura al pari della leva di comando della frizione. Anche al posteriore c’è una pinza Discacciati a 4 pistoni sempre ricavata dal pieno in ergal, fissata al forcellone con una staffa realizzata appositamente. In questo caso il disco è rimasto quello di serie. Di sicuro il pilota di questa moto deve stare attento quando fa una “staccata”, poiché si ritrova tra le mani un impianto di notevole potenza frenante. Non potevano mancare una coppia di pedane arretrate regolabili ricavate dal pieno: in pista non sono obbligatorie, però fanno comodo quando si raggiungono dei ridotti angoli di piega e aiutano a scongiurare fastidiosi sfregamenti degli stivali e delle pedane sull’asfalto! I due semi manubri sono gli originali Yamaha, che eliminando una vite di posizionamento possono essere regolati come i manubri racing e quindi bloccati con le viti a morsetto.

A completamento della parte superiore trova posto un gas rapido per una miglior risposta del motore all’apertura della manopola e una pompa radiale Brembo 19×20 nella versione forgiata. Entrambe le leve, freno e frizione, sono ricavate dal pieno, con snodo anti rottura. 

Anche al posteriore troviamo l’impianto frenante aggiornato, come l’anteriore, coi componenti Discacciati.

La fibra di carbonio è stata utilizzata con il duplice scopo di impreziosire il mezzo alleggerendolo dove possibile, vedi i parafanghi, ma anche per proteggere le parti strutturali come telaio e carter laterali da eventuali scivolate.

Anche la pedana destra è stata sostituita con una più alta e arretrata per raggiungere maggiori angoli di piega.

Anche al posteriore troviamo un elemento Ohlins, che forse proprio perché non di ultima generazione, può aiutare i piloti meno esperti a trovare le tarature giuste per abbassare i propri tempi!

Sull’asta del cambio si può notare il sensore di cambiata, per tagliare “corrente” all’iniezione e poter così effettuare il cambio marcia con il gas aperto. Oltre all’asta sono state sostituite le pedane con altre più adatte alla pista.

Se la ciclistica della moto a livello di sospensioni è stata stravolta, per quanto riguarda il motore ci si è invece limitati… Lo scarico è un 4 in 2 in 1 Akrapovic, che elimina la valvola Ex-Up. Poco male, poiché in pista il motore gira sempre a regimi alti dove la valvola non interverrebbe. Oltre allo scarico completo è stato montato un filtro aria più aperto. Per avere la giusta carburazione col nuovo scarico e il filtro aperto la centralina è stata ri-mappata e risulta essere ora una YEEC, ovvero quella che Yamaha fornisce ai propri team. Grazie a questa centralina, sul cruscotto vengono variate alcune funzioni di visualizzazione, infatti anziché leggere la velocità in caratteri grandi, ora appare la temperatura del liquido refrigerante; inoltre essa gestisce anche il cambio elettronico tramite il sensore di velocità e la nuova asta di comando del cambio con cella di carico integrata. Per i rapporti ci si limita a sostituire la corona in base alle esigenze della pista in cui ci si trova. A tener basse le temperature, ci pensa un nuovo scambiatore di calore in aaluminio di capacità maggiorata, tutto saldato a mano. Il codone posteriore, è stato sostituito con quello di una R6 del 2008, molto più piccolo e rastremato. Dopo il fortunato acquisto della moto, l’unica modifica effettuata è stata la riverniciatura delle carene con una grafica più attuale e un controllo generale del mezzo, pratica d’obbligo quando non si conosce bene la provenienza… Nonostante l’età, questa moto è ancora attuale alla vista ed efficace in pista, a dimostrazione che anche in questi periodi di crisi con un investimento relativamente contenuto è ancora possibile togliersi delle belle soddisfazioni…