Formula 3

 

Non è certo una novità assoluta, la Yamaha MT-09. E’ ormai una moto che si è ritagliata una sua identità sul mercato, grazie alla facilità di guida e al motore, che coi suoi tre cilindri riesce a dare sensazioni uniche. Non staremo a fare le solite considerazioni riguardo al suo posizionamento in mezzo al bicilindrico e al quattro cilindri. Ogni motore esprime il suo carattere (anche oggi l’uso dell’elettronica mitiga in parte le sue tipicità in favore di un più facile utilizzo del mezzo) e dunque come sempre la scelta di uno piuttosto che un altro deve essere fatta in base ai propri gusti e soprattutto dopo aver provato tutte le possibile alternative offerte dal mercato.

 

Certamente la MT-09 è stata la moto che ha segnato una svolta nella filosofia della Yamaha e la sua sigla si affiancherà a quelle che hanno segnato il cammino in Italia della Casa dei Tre diapason. In particolare, fatte le dovute proporzioni, ci sentiamo di accomunare la MT-09 alla serie delle XT: moto semplici, relativamente economiche nell’acquisto, in grado di dare grandi soddisfazioni quando si è in sella e, cosa non trascurabile oggi, dotate di personalità. E devo dire che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto sia a livello di prezzo (si parte da € 8.090) sia di qualità percepita dal cliente. Non per nulla le case concorrenti prendono proprio le entry-level di Yamaha come riferimento per definire i prezzi di vendita dei loro prodotti di pari segmento.

Abbiamo usato la parola entry-level che per molti può significare economicità a tutti i costi, oppure moto destinata ai principianti. Dimenticate questi stereotipi. Certamente il prezzo di vendita con consente componentistica di alto livello, ma senza tornare su considerazioni tra prezzo di vendita e costo industriale delle moto che affollano questo segmento, che ci porterebbero lontano ma fuori tema, alla Yamaha hanno fatto un capolavoro portando standard qualitativi elevati alla portata di tutti. Hanno badato alla sostanza, a Iwata, senza lanciarsi in inutili elaborazioni estetiche ma creando una moto essenziale. Il telaio, del tipo a diamante, è realizzato in due sezioni di alluminio pressofuso e ha evidenti i due punti di attacco laterale al motore, che ne integra così la struttura. Pesa solo 10 chili. D’alluminio anche il forcellone, coi bracci asimmetrici, il destro curvato per fare posto al terminale di scarico.

Il compatto tre cilindri, di cui avete visto la struttura nella monografia, si integra perfettamente, mantenendo ingombri in larghezza contenuti. Il peso complessivo coi liquidi sfiora i 190 kg, tra i più bassi del segmento. La forcella è una up-side-down con steli da 41 mm regolabile nell’idraulica in estensione e, ovviamente, nel precarico delle molle. Per la sospensione posteriore Yamaha è stata pioniera nel monocross e la MT-09 monta quindi il singolo ammortizzatore (con le stesse regolazioni della forcella) sotto la sella, in posizione quasi orizzontale.

Nello standard i freni, con una coppia di dischi di diametro 298 mm all’anteriore e il posteriore da 245 mm. Nella norma anche le misure di ruote e pneumatici, 120/70ZR17 e 180/55ZR17. Per quanto riguarda l’estetica ovviamente il gradimento e una questione personale. A noi la MT-09 piace, e molto. E saltati in sella il piacere aumenta ancora. Non siamo certo davanti a una macinatrice di chilometri (ma non certo per limiti tecnici) ma piuttosto una moto da guidare in scioltezza, con una posizione di guida tipicamente da naked, col manubrio piuttosto alto e arretrato rispetto al piano di seduta. Il risultato è una buona integrazione col mezzo che ne rende l’uso facile per chiunque. Fin troppo, se vogliamo: quote della ciclistica piuttosto agili, peso contenuto e l’esuberanza del motore fin dai bassi regimi, con un’erogazione corposa fin dal minimo ma una vera spinta decisa oltre i 4.000, possono ‘prendere la mano’ ai meno esperti. Quello che stupisce è la facilità con la quale si entra in sintonia con la moto. appena saliti sembra di conoscerla perfettamente. La potenza del motore, più che sufficiente pe ril tipo di moto, permette di arrivare ai 200 orari. Limite insopportabile, ovviamente, senza protezione aerodinamica. Ma non è fatta per questo la MT-09. Per soddisfare ogni esigenza si può contare su tre mappature: A, Standard e B. La prima privilegia la risposta ai bassi, esaltando l’erogazione del tre cilindri. Il carattere aumenta progressivamente passando alle successive, ma la guida perde un po’ in fluidità. La risposta al gas è sensibile e prendere il giusto ritmo tra le curve richiede un minimo di assuefazione.

 

franco daudo

Redazione: Moto Tecnica Moto Storiche & d'Epoca