Il mio week end al Mugello

A dicembre la decisione: andiamo a vedere la MotoGP al Mugello, in moto, in tenda. Sarebbe stato il nostro primo viaggio ‘serio’ insieme, per noi che solitamente ci divertiamo la domenica sulle strade della collina intorno a Torino, e questo bastava a trasformare il progetto in qualcosa di simile a un’impresa. Aggiungici le problematiche del caricare tenda e sacco a pelo sulla moto, aggiungici il dover campeggiare per tre notti in mezzo a camper pieni di appassionati (e su questo termine torneremo dopo) vogliosi di scatenare la loro euforia alcolica per tutto il fine settimana… sì, aveva tutta l’aria di essere un’esperienza di quelle da ricordare.

Due giorni prima della partenza l’acquisto della tenda: vista la nostra inesistente esperienza campeggistica siamo tentatissimi da quelle che si montano con la sola imposizione delle mani, troppo ingombranti però per le nostre moto. Compriamo una tenda classica, di quelle che si chiudono sino a formare un cilindro. L’unico requisito è che sia resistente all’acqua: le previsioni per il fine settimana preannunciano l’imminente fine del mondo. Comprata la borsa da serbatoio e preso lo zaino, si scelgono innanzitutto le magliette da portare, rigorosamente a tema motociclistico (quella della Norton non poteva mancare) e via via tutto il resto, tanto lo spazio è pochissimo.

La sera prima della partenza ci ritroviamo da Nicolò per provare a caricare le moto: il ragno elastico è la nostra unica ‘arma’ a disposizione, ma contro ogni pronostico è sufficiente a tenere ben saldi alla moto sia la tenda sia il sacco a pelo. Certo, non si starà comodi per 500 km con solo metà della sella a disposizione, ma per la MotoGP questo e altro!

La partenza è fissata per giovedì mattina, ore 6.00, ritrovo alla rotonda ‘dell’aereo’ di viale Certosa, a Collegno. Apro l’app del meteo e, miracolo: sole splendente su Scarperia per tutto il fine settimana, con temperature quasi tropicali. La fine del mondo è stata posticipata.

Fabrizio è l’addetto al percorso e ci comunica che affronteremo il viaggio di andata percorrendo esclusivamente strade statali, per godercelo, questo nostro primo viaggio in moto. La scelta viene ovviamente promossa da me e Nicolò, per cui dopo il #selfie di rito, accendiamo le nostre ‘belvette’, indossiamo il casco e partiamo. La prima parte del viaggio procede senza alcun intoppo, le strade sono pressoché deserte e solo il freddo mattutino ci impone di fermarci per indossare un’altra maglia. Usciti da Torino, passiamo per Chieri, in direzione Asti, dove ci fermiamo per la colazione, quindi Alessandria.

Il valico dell’Appennino ligure è atteso da tutti e tre: dopo chilometri e chilometri di strade dritte saltuariamente interrotte da rotonde, la prospettiva delle curve basta a mettere l’acquolina in bocca! Fabrizio non ce l’ho ha detto, ma percorriamo il Passo del Bracco.

Non riesco davvero a trovare le parole per descrivere cosa si provi ad affrontare quella strada, bella di per sé anche se si trovasse nella grigia periferia di una metropoli, resa ancor più meravigliosa dalla colorata cornice del mar Ligure.

Ci fermiamo a Lavagna per un rapido spuntino e riprendiamo il cammino, siamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia, e di parecchio, ma in fondo, che fretta abbiamo? Proseguiamo per Massa Carrara e quindi Pistoia.

Fabrizio dimostra qualche falla nel paragrafo toscano del suo roadbook, e la segnaletica non ci è d’aiuto: città che compaiono ad un incrocio, spariscono al successivo, gettando il viaggiatore nello sconforto e nell’indecisione. Abbiamo deciso di non utilizzare il gps del telefono per orientarci per tutto il viaggio ma nonostante tutto, dopo aver sbagliato strada quelle cinque o sei volte, arriviamo a Firenze. Chiediamo ad un benzinaio le indicazioni per il circuito, ci spiega velocemente il percorso, lo ascoltiamo con orecchio attento, sono già le 18.30 e la stanchezza comincia a farsi sentire. E’ quasi fatta, la meta è vicina.

No.

Assolutamente no.

Vaiano, Vernio, Montepiano. I chilometri scorrono, ma delle indicazioni per il circuito, che immagino sia una delle non numerosissime attrazioni di carattere internazionale dell’area, neanche l’ombra. Dobbiamo chiedere indicazioni. Scendo dalla moto e mi dirigo verso il bar del paese, sento ridere, gridare: il tasso alcolico medio non ha nulla da invidiare alle più riuscite edizioni dell’Oktoberfest. Chiedo timidamente indicazioni e subito partono in contemporanea quattro persone a spiegarmi quattro itinerari diversi. Rido, sto al gioco tentando di carpire cosa sia vero e cosa no, quando nelle parole di uno sento alcuni dei nomi di paesi pronunciati prima dal benzinaio, speriamo.

Torno alla moto, non so se più o meno sicuro di prima riguardo alla strada da percorrere, ma partiamo per quella che ormai, distrutti, speriamo sia l’ultima tappa del viaggio. E’ così, di fatto, ma devo ringraziare solamente la mia fiducia nel fatto che ‘se non c’è il cartello, dovrò andare dritto’.

Sono ormai le 20.00. Percorrendo la stradina interna che mette in comunicazione tutto il circuito, lo spettacolo umano che ci accompagnerà per tutto il fine settimana si fa già chiaro: davanti ai nostri occhi decine e decine di camper, centinaia di tende coprono i prati, migliaia di persone ridono e conversano. Il tutto con il tema portante della motocicletta. Piantiamo la tenda al buio, sfida nella sfida, e dopo aver sgranocchiato un trancio di pizza margherita comprato qualche ora prima all’Esselunga, possiamo finalmente riposare.

L’alba è uno spettacolo nello spettacolo: il circuito è inserito in una conca tra le colline dell’entroterra toscano, sembra di svegliarsi di fronte ad un quadro. Le tende sono bagnate a causa della rugiada, e sembra che abbiamo scelto uno dei pochi posti completamente all’ombra di tutto il prato. Per questo decidiamo di ‘traslocare’ in pieno sole. il tutto prima delle 9.00, orario di inizio delle prime prove libere della Moto3.

Il venerdì, così come di fatto il sabato scorrono tra il suono dei motori, lo studio e i commenti, da profani ovviamente, delle traiettorie. Lorenzo sembra già estremamente solido e concentrato dalle prime prove. Marquez guida alla Marquez, certo, ma il cronometro questa volta sembra non assecondarlo. Valentino Rossi fa meglio dello spagnolo, ma appare a sua volta in leggera difficoltà mentre Iannone e Dovizioso guidano le loro Ducati ormai al pari delle giapponesi. ’The Maniac’ riesce addirittura a strappare la pole dalle mani del sempre più martellante ‘martillo’ maiorchino. Nella Moto3 gli italiani fanno ben sperare per la domenica, con cinque ragazzi nelle prime dieci posizioni in griglia. La Moto2 non riserva invece grosse soddisfazioni per il tricolore: fatta eccezione per Simone Corsi, settimo sulla Kalex del team Forward, gli altri occupano posizioni di rincalzo, dal sedicesimo in giù.

La sera del sabato la festa impazza per tutto il circuito, e il tema portante è uno solo: il rumore. Non è importante come tu lo faccia, l’importante è farlo. ‘Al Mugello non si dorme’ è il mantra che risuona per i prati mentre ci rechiamo nel tendone adibito a discoteca. Come è giusto che sia l’alcool viene versato a fiumi, si ride, si balla, è come trovarsi in un’altro mondo, dove tutto è concesso, dove non ci sono regole, dove moto di qualsiasi cilindrata sfrecciano su una stradina di un’unica carreggiata, tra la gente, portando il motore al limitatore per divertire gli altri.

Io, sinceramente, non ho proprio capito cosa ci sia di divertente a sfondare i timpani di quelli che ti passano a fianco, facendo per di più del ‘male’ alla propria motocicletta.

Con la prospettiva del ritorno andiamo a dormire, o almeno a provarci, verso l’una e mezza. Tornando alla tenda ci rendiamo conto che se il giovedì le tende sembravano tantissime, ora, trovare uno spazio libero nel prato è qualcosa di praticamente impossibile.

Dicevo, andiamo a dormire, o almeno ci proviamo, sì, perché si sono piazzati davanti a noi cinque ragazzi, arrivati la sera stessa, che possiedono un oggetto veneratissimo all’interno del circuito. La motosega. Questo è l’altro divertimento per chi pensa che ‘Al Mugello non si dorme’: passare 4 ore, e non sto esagerando, a portare su di giri, ritmicamente, il motore di una motosega. Non avevo mai provato a dormire vicino ad una segheria, vi assicuro che non è piacevole.

Alle sei siamo in piedi, i vicini boscaioli sembrano essersi acquietati, sbagliavamo, continuano imperterriti, era solo finita la miscela. Sono loro l’anima della festa, è grazie a loro se ci divertiamo.

Iniziano i vari turni di warm-up e nel frattempo noi tiriamo su le tende (vogliamo cercare di essere rapidi a partire subito dopo la fine del Gran Premio), in un prato che ormai non è più verde, ma giallo.

Nel frattempo, i goliardici smanettoni di motoseghe, mentre le moto girano in pista, decidono che ‘Al Mugello si dorme’, e dormono, dormono più di quanto noi tre abbiamo potuto dormire di notte, dormono fino alla MotoGP, o meglio, fino a Valentino. Già, evito di raccontare come sia andata la gara, la maggior parte di voi l’ha vista. Posso però raccontare del tifo delle persone che mi circondavano. Allo stadio ci vado, a vedere il mio Toro, ma lì ci si aspetta gli sfottò, i fischi, gli insulti, sono proprio i motociclisti che spesso e volentieri parlano del calcio come di uno sport da trogloditi, seguito da trogloditi frustrati.

Ecco, come ho detto ho avuto la possibilità di sperimentare entrambi, e vi assicuro che non c’è nessuna differenza.

Poco importava delle ALTRE moto e degli ALTRI piloti (fatta eccezione per Romano Fenati, pilota del VR46 Racing Team, quindi ‘di casa’), erano tutti lì per una sola persona: Valentino Rossi. E così quando Giovanni Di Pillo, nell’elencare la griglia di partenza, pronuncia il nome di Jorge Lorenzo, partono i fischi, qualche insulto. Sapete dirmi il motivo? Io no. Sarà la paura. Sarà come quando i tifosi del Toro cantano ‘Chi non salta bianconero è’ anche contro il Parma, sarà quindi la paura, penso.

Marquez, con quel suo perenne sorriso, partendo dalla tredicesima posizione, non si merita fischi né insulti, ma neanche un convinto applauso. Non sto a dire la reazione quando Di Pillo ha pronunciato la V di Valentino, giustissima, per carità, ma a noi, non erano proprio le moto che piacevano? Non come i tifosi che adorano il bomber di turno! No, forse mi sbaglio.

Inizia la gara, l’atmosfera è grigia, Valentino è partito male, le certezze dei 90.000 spettatori vacillano, ma noto con piacere che non crollano. Così, mentre Lorenzo conduce una gara perfetta, aumentando il distacco dagli inseguitori giro dopo giro, compiendo traiettorie che sembrano copiate con la carta carbone, il pubblico ha occhi solo per le gesta del ‘Dottore’, che in breve tempo si porta alle spalle del gruppo formato da Iannone, Dovizioso, Marquez e Pedrosa.

Marquez ha compiuto forse una rimonta ancora più eccezionale, da tredicesimo a terzo, con un ingresso alla San Donato dopo la partenza che mette i brividi già solo dalla ripresa on board. Sta guidando sopra il limite, ha foga, ha coraggio, ha il cosiddetto manico, ma conta poco, non è italiano e non è vestito di giallo.

Così, quando lo spagnolo cade, la folla grida, festeggia, sfotte. E sì! Non importa se si è fatto male! Così Valentino ha guadagnato un’altra posizione ed è più vicino al podio.

Il podio, alla fine Rossi lo agguanta, con un gara davvero eccezionale, a mio parere ad un altro livello rispetto alla perfezione messa in atto da Lorenzo, ma pur sempre eccezionale, il ‘popolo giallo’ è soddisfatto, e può tornare a casa a vedere l’ultima di campionato.

Noi, nel frattempo, ci vestiamo, carichiamo le moto, e sotto il sole rovente (ma non doveva piovere?) ci spostiamo a passo d’uomo verso l’uscita. Ci vuole più di un’ora per poter finalmente mettere la seconda.

Per il ritorno optiamo per l’autostrada. La distesa rettilinea di asfalto mi permette di pensare alla meravigliosa avventura che ho avuto la fortuna di poter vivere con due grandi amici come Fabrizio e Nicolò, e di riflettere su cosa siano le moto per me.

La mia conclusione l’ho tirata, chissà se è la stessa degli altri 89.999 spettatori.

 

franco daudo

Redazione: Moto Tecnica Moto Storiche & d'Epoca