Le moto e i motori di Valentino Rossi nella sede Yamaha Motor Racing

L’atrio di ingresso del Reparto Corse Yamaha, ubicato all’interno della sede di Yamaha Motor Italia, a Gerno di Lesmo.

Valentino Rossi sta vivendo un momento magico della sua vita sportiva, a dispetto degli anni e dell’immensa celebrità: è infatti candidato al decimo titolo iridato che coronerebbe una carriera inimitabile. Jorge Lorenzo ha avuto un inizio stagione a fasi alterne, si è poi ripreso alla grande e ora fatica un po’ a reggere il ritmo del suo compagno di squadra. Per lui rincorrere il titolo non sarà facile. Qui sono ripresi a Misano nel 2014.

 

E’ stata inaugurata nel dicembre 2008 la sede europea della Yamaha Motor Racing che la Casa giapponese ha voluto essere basata in Italia, a Gerno di Lesmo, sede della Yamaha Motor Italia. Siamo nelle vicinanze della pista di Monza e il reparto corse è inserito in un comprensorio industriale che incorpora uffici, aule didattiche, magazzini e, altro fiore all’occhiello della sede italiana, il Centro Stile europeo che lavora in continuo sui prodotti Yamaha del futuro, in stretta collaborazione con la casa madre, ma immersa in un contesto, ovvero l’Europa e l’Italia in particolare, in cui lo stile, le mode e tutto ciò che è ‘cool’ viene creato più che seguito.

La Yamaha M1 2005 di Valentino Rossi.

 

L’apertura è coincisa col ritorno al titolo di Valentino Rossi, dopo i due titoli 2004 e 2005 con la M1 di 1000 cm3, e le battute a vuoto del 2006, ultimo anno col motore da un litro, e 2007, l’anno in cui la riduzione della cilindrata a 800 cm3 ha trovato in Casey Stoner e la Ducati i migliori interpreti. Ce lo ha raccontato con gli occhi che brillano della luce del vero appassionato Marco Riva, responsabile dell’organizzazione e della logistica del Team Yamaha e che ci ha ricevuto nel luogo in cui lui e i suoi collaboratori, guidati da Len Jarvis, operano dodici mesi all’anno. Marco è un personaggio piuttosto noto nell’ambiente, avendo ormai un’esperienza pluridecennale con le moto, iniziata alla Gilera, quando la casa di Arcore correva nel motocross e nei rally e proseguita poi alla Yamaha, dove ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità. Nell’atrio ci sono, ben allineati su appositi cavalletti, tutta la generazione di motori MotoGP, dalle origini fino al 2011 e una serie di moto appartenute ai piloti Yamaha in questi ultimi anni, inclusa una M1 800 del 2011 che è perfettamente funzionante e viene portata in giro per l’Europa, quando i meccanici sono liberi da impegni ufficiali, per dare prestigio alle più importanti manifestazioni storiche, affidata a piloti Yamaha del passato, come Luca Cadalora, Giacomo Agostini e Phil Read.

Non è facile vedere un motore Yamaha MotoGP su un cavalletto. Anche se non è l’ultima versione (questo è del 2008), è possibile osservare numerosi particolari interessanti.

 

Davanti al motore 2008, Riva inizia a raccontarci una breve storia dell’evoluzione motoristica Yamaha: “Il grosso lavoro di miglioramento è la riduzione degli attriti, inclusi quelli generati dai passaggi dell’olio, e dell’affidabilità generale, anche per sottostare al regolamento che dal 2011 prevedeva l’uso di sei motori a stagione e che dal 2015 scenderanno a cinque. Se teniamo conto che nel passaggio da 800 a 1000 la potenza è aumentata del 20%, e coi vari stadi di sviluppo la vita del motore è praticamente triplicata con una riduzione dei consumi del 15% si capisce quanto importanti siano stati i progressi… Nel 2015 avremo serbatoi da 20 litri e 250 CV in gara. Facendo un conto grossolano e tenendo conto che le gare sono lunghe mediamente sui 120 chilometri, questi motori fanno 6 chilometri con un litro. Una prestazione assolutamente spettacolare!”.

La testa e i cilindri sono ottenuti per fusione.

 

“Yamaha crede nelle corse e uno degli obiettivi di Yamaha è insegnare un modo di ragionare veloce ai tecnici che saranno poi quelli di riferimento. Ad esempio Takano capoprogetto del telaio M1 fino al 2010 è diventato capo progetto del Tricity a tre ruote destinato al trasporto urbano. C’è dunque un travaso diretto di tecnici ed è per questo che Yamaha è cinquant’anni che corre: ha verificato che c’è un ritorno. In un’azienda di grandi dimensioni ogni persona ha la sua mansione. Nelle corse tutti seguono tutto e dunque riescono ad avere una visione completa del processo di sviluppo di un componente o di un sistema. quando uno si abitua a ragionare in questa realtà, quando è riportato nell’industria tradizionale ha una marcia in più…”. Nelle corse, in effetti, la parola chiave è ‘efficienza’: ogni operazione deve essere ragionata, seguire delle procedure precise e soprattutto non dare luogo a errori. Una mentalità di questo tipo, trasposta sulle linee produttive che sfornano 10.000 ciclomotori al giorno, come ad esempio lo stabilimento indonesiano della Yamaha, significa garantire la qualità ed evitare errori che in quel caso costerebbero carissimi all’azienda. “Un fiore all’occhiello del mio team” prosegue Riva, “è di non avere mai fatto un errore grave in un montaggio motore. Durante le fasi di assemblaggio c’è un rapporto giornaliero con un referente tecnico designato dalla Casa madre che conosce esattamente la procedura. Con lui ci confrontiamo passo dopo passo verificando eventuali discordanze nella procedura e correggendole immediatamente”.

I carter motore e tutti i coperchi principali sono invece lavorati dal pieno per avere il miglior controllo sul materiale impiegato e sulla stabilità dimensionale sotto stress.

 

Quando sono completati i motori vengono sigillati: è solo possibile estrarre il cambio, cambiare le candele, le bobine. Per vedere le usure o le criticità di deve utilizzare un endoscopio. “Il motore viene montato e poi rodato sul banco per circa un’ora senza il cambio. Viene collegato a una serie di sensori che ci permettono di verificare che tutti i parametri vitali del motore siano quelli previsti. Un dato interessante e che da l’idea della perfezione delle lavorazioni e dei materiali, dall’inizio alla fine vita di un motore le prestazioni variano del 2%”. Segno di altissima tecnologia, di fornitori affidabili e di un rigorosissimo sistema di controllo della qualità: “Mi ricordo che nel 2008 circolava voce che nel servizio controllo qualità della Ferrari ci fossero 65 persone…”, prosegue Riva. “Alla Yamaha le lavorazioni fondamentali sono fatte all’interno. Questo permette di mantenere all’interno lo know-how, ma non riduce comunque il numero di controlli da superare prima che un pezzo sia approvato per il montaggio su un motore per la MotoGP. Devo dire che comunque la qualità si fa anche con una buona progettazione. E in questo alla Yamaha non sono secondi a nessuno”. Marco ci ha quindi portato a vedere ‘la sala operatoria’ dove vengono assemblati i motori: “Niente foto, mi raccomando. Devi memorizzare tutto con… gli occhi”. La qualità di ogni componente, anche quello apparentemente più insignificante, è elevatissima: chi ama la meccanica ha davvero di che lustrarsi gli occhi. Si tratta di vere opere d’arte, non esistono spigoli vivi, le superfici, anche solo delle rondelle, sono rettificate e lucidate. “Rispetto ai motori di 10 anni fa, le finiture sono decisamente più curate, anche per aumentare la resistenza a fatica, e poi sono state introdotte diverse tipologie di trattamenti superficiali, sia per aumentare la durata sia per diminuire gli attriti”.

La Yamaha M1 2008 di Valentino Rossi.

Il motore 2009.

 

I carter motore sono lavorati dal pieno e lo stesso vale per gli alberi motore. Per ogni motore c’è un ‘quaderno’ sul quale sono riportati tutti i dati di montaggio, le coppie di chiusura e ogni pezzo è identificato in modo che in qualunque momento si è in grado di risalire alla storia di ciascun componente per poter analizzare eventuali rotture o anomalie. In un angolo vediamo dei componenti usati: “Normalmente i pezzi usati vengono rispediti in Giappone dove eseguono delle analisi dimensionale e sul materiale per acquisire esperienza sull’affidabilità e poterla trasmettere ai progettisti”. Il lavoro non manca, anche perché vengono forniti i motori per il Team Tech 3 e il Team Forward”.

Il coperchio della distribuzione.

L’evoluzione dei motori da GP è stata rivolta soprattutto alla riduzione degli attriti interni.

L’efficienza termodinamica e meccanica di questi motori è così elevata che i consumi specifici di benzina, nono stante potenze di 250 CV/litro, sono pari a quelle di un motore sportivo di serie…

La Yamaha M1 2010 di Valentino Rossi.

 

Passiamo quindi nella zona in cui sono ricoverati i truck che portano in giro per il mondo il Team Yamaha, che tra una trasferta e l’altra sono puliti e riforniti dei ricambi necessari per la prossima trasferta. Non sempre rientrano, poiché quando ci sono delle prove non troppo vicine ci si trasferisce direttamente, senza passare per Gerno di Lesmo. Una bella realtà, quella italiana di Yamaha, nella quale domina la passione e dove i responsabili fanno il massimo per mantenere la miglior coesione tra le persone, integrandole coi piloti che, compatibilmente coi loro impegni extra corse, vengono spesso a far visita a chi gli prepara il materiale. Dunque per chiudere nel modo migliore questa interessante chiacchierata si arriva a parlare dei due piloti Yamaha, mettendo da parte il lato umano ma cercando di capire piuttosto il rapporto tecnico col Team: “Vale ha più metodicità, ma in questo senso Jorge è cresciuto molto. Merito anche di Ramon Forcada che lo ha portato a essere più razionale nel trasmettere le sue sensazioni ai tecnici. A differenza di Vale, che è  per natura molto metodico e razionale, Jorge ha sviluppato queste doti con il tempo. Sai benissimo che le risposte dipendono direttamente da come poni le domande. Per cui questo processo di canalizzazione o spiegazione dettagliata e ripetuta del comportamento che Jorge si aspetta dalla moto ha portato ad avere un rapporto tecnico molto più efficiente rispetto a quando si è iniziato”. Rossi e Lorenzo hanno due stili di guida diversi e dunque, nonostante Riva confermi che ci sono scambi di informazioni tra le due squadre “siamo tutti della Yamaha…”, la verità è che le cose che vanno bene a uno non sono adatte all’altro e viceversa. Quando Rossi è tornato alla Yamaha si è trovato con una moto che chiaramente era cresciuta con Lorenzo e ha quindi dovuto un po’ recuperare: “Una cosa che ammiro in Vale è il coraggio di essersi rimesso in discussione e di essere forse diventato ancora più aggressivo, staccandosi da un metodo di lavoro che aveva funzionato per tanto tempo ma che aveva dei limiti derivati da un’evoluzione spettacolare. Secondo me, da questo punto di vista è un esempio incredibile: fin dall’inizio ha cercato di migliorare fisicamente, di modificare l’approccio al lavoro, e si prende anche dei rischi che non è scontato debba assumersi uno con una carriera come la sua… Ecco, la gente dalla critica facile è questo ciò dovrebbe vedere e apprezzare in lui: la sfida che con tutte le sue forze ha lanciato ad avversari fortissimi…”. Un discorso che non fa una piega ed è oggi supportato dai fatti: Valentino è lanciato verso il suo decimo mondiale, Lorenzo è in difficoltà e Marc Marquez, un fuoriclasse indiscusso, quest’anno ha avuto troppe battute a vuoto. Una risposta anche a tutti i suoi detrattori, molti dei quali lo reputano soprattutto un pilota fortunato. E’ vero, la fortuna aiuta, ma sicuramente ha un occhio di riguardo verso i migliori…

Marco Riva, che ci ha aiutato nella redazione di queste note, in compagnia di uno dei più grandi piloti della storia Yamaha: Wayne Rainey.

 

 

 

franco daudo

Redazione: Moto Tecnica Moto Storiche & d'Epoca