Sterling Autocycle

Normalmente, le moto come questa rientrano nelle competenze della nostra testata Moto Storiche e d’Epoca. Ma in questo caso facciamo volentieri uno ‘strappo’  perché, di fatto, la Sterling Autocycle non è una moto d’epoca ma è stata realizzata ai giorni nostri in una piccola officina a Vignate, a due passi da Milano, sede della The Black Douglas Motorcycle Co, un’azienda artigianale nella quale convivono la passione smisurata di Fabio Cardone per questo tipo di moto e le capacità tecniche di Giuseppe Guerra, che ha reso reale e funzionante il sogno di Fabio. Con loro alcuni giovani tecnici coi quali, come vedremo, il progetto è stato impostato seguendo schemi attuali, a cominciare dal disegno di ogni particolare al CAD 3D per arrivare alla prototipazione veloce dei dettagli tramite stampante 3D.  Per capire più a fondo questa piccola motocicletta, provata recentemente sulle tortuose strade dell’Oltrepo pavese, abbiamo visitato la piccola ‘factory’ per osservare da vicino come nasce la Sterling Autocycle.

Il sogno di Fabio
Fabio Cardone è giovane ma ha già una lunga esperienza motociclistica alle spalle con mezzi di ogni tipo. Ed è proprio la sua esperienza che lo ha portato a concepire questa moto che, a differenza delle apparenze, non rappresenta per lui un passo indietro ma al contrario un’evoluzione: “Nel 2011 ho raggiunto il massimo della crisi motociclistica che mi stava maturando da anni. Ho numerose moto in garage e devo dire che nella mia vita di quelle che ho acquistato ne ho soltanto vendute due, e non senza un certo dispiacere. Nonostante questo mi sembrava che mi mancasse qualcosa. La mia moto quotidiana resta una KTM Super Duke prima serie, una delle moto più ‘ignoranti’ che esistano, passo corto e cavalli da vendere. Una moto che mi ha rotto tante ossa e che non perdona. Ho poi BMW, Triumph e Harley-Davidson, fino alle KTM due tempi da enduro. Ma, a conti fatti, nessuna mi dava quell’emozione che cercavo. La mia  Triumph degli anni ’60 ha senza dubbio un gran carattere, ma quella chiazza d’olio sotto il motore mi mette sempre in apprensione e alla fine la lascio in garage per tornare alla KTM”. Sensazioni che hanno sicuramente  pervaso quelli tra noi divisi tra il  fascino indiscusso della due ruote ‘vintage’, con tutti i limiti pratici al suo utilizzo, e la ‘moderna’ che col pieno fatto, la batteria carica aspetta solo che qualcuno prema il bottoncino di avviamento… E’ in questi casi che si vorrebbe una moto d’epoca moderna. Fabio ha voluto rendere realtà questo suo desiderio: “Ho chiamato Benny Thomas, titolare della Monday Mo.Co, un preparatore piuttosto noto in Inghilterra. Avevo osservato i suoi lavori, principalmente dei chopper stile anni ’70 su meccaniche datate. Lui non utilizzava però quelle assurde forcelle alla Easy Rider poiché voleva che le sue mto fossero guidabili. Uno che con pochi dettagli messi nel posto giusto riesce a creare delle forme armoniose. Gli chiedo se mi dà una mano per impostare tre Special che rispecchino tre miei modi di vedere la moto ideale. Sono così state create la Sterling, la Solace e la Sunday Morning. Le abbiamo disegnate insieme, a distanza: lui mi inviava via e-mail uno schizzo, io lo modificavo e glielo rimandavo e così via fino ad arrivare alla soluzione definitiva. Solace e Sunday Morning sono nate su meccanica Harley-Davidson e per ora sono esemplari unici. La Sterling è invece quella vogliamo  produrre in piccola serie”.

Un nome originale
Il nome The Black Douglas non ha alcuna attinenza con quello della Casa inglese famosa per i suoi motori a cilindri contrapposti: “Assolutamente no”, conferma Cardoni, “anche se da amante della moto inglese ammiro le Douglas. Sono sempre stato appassionato di storia scozzese e facendo qualche ricerca ho scoperto che c’era stato un certo Lord James Douglas che, al pari di William Wallace, il famoso Bravehearth, era considerato un eroe per il  supporto offerto a Robert the Bruce, Re di Scozia dal 1306 al 1329. Gli scozzesi lo chiamavano ‘The Good Sir James’, ma gli inglesi, colpiti dal suo impeto in battaglia, lo avevano soprannominato ‘The Black Douglas’. Quando scoprii poi che il motto del suo Clan era ‘jamai arriére’, frase che su una moto, anche se non costruita per le prestazioni, calzava a pennello, chiesi l’autorizzaizone alla famiglia e decisi di registrare il Marchio ‘The Black Douglas’…”.

Sottocanna Anni ‘20
La fonte d’ispirazione per la Sterling potrebbe essere stata una  Royal Enfield del ‘27 o una Triumph Ricardo del ‘22. Ma si tratta di un’impostazione di carattere generale. “Alle proporzioni attuali ci siamo arrivati a piccoli passi”, continiua Fabio. “Abbiamo sviluppato quattro versioni di telaio, dimensionalmente differenti sia per migliorare l’estetica e l’ergonomia sia per renderne più piacevole la guida”. Dunque la versione che abbiamo provato, quella che è stata omologata e che è pronta per essere prodotta in serie è la MkIV: “La prima l’ha acquistata un amico russo, collezionista di pezzi rarissimi, molti risalenti ai  primi anni del secolo scorso. Ora però gira con la Sterling. E’ in pensione, ha circa 70 anni e usa la moto ogni giorno. Voleva un mezzo pratico che però non fosse uno scooter… Mi ha confessato che lui quando va in moto vuole sentirsi un gentleman…”.

Il tocco dell’ingegnere
Conclusa la fase di sviluppo del prototipo e creata la The Black Douglas Motorcycle Co, si è trattato di passare alla fase di industrializzazione. E’ nata così la collaborazione con Giuseppe Guerra, personaggio che conosce molto bene il mondo della motocicletta: “Incontrai Fabio in occasione della fornitura di alcuni connettori elettrici per la MkIV. Mi parve subito un tipo strano ma geniale. A chi, in effetti, potrebbe venir in mente di fare nel 2015 una moto del 1915? La sfida che si mi presentava era allo stesso tempo difficile e intrigante: partire da un oggetto singolo mantenendone il tocco artigianale e l’aspetto estetico ma migliorandone la qualità e soprattutto rendendolo rispondente alle richieste del regolamento ECE 2002/24, che specifica i requisiti che deve possedere un veicolo a due ruote per essere omologato, prodotto in serie e venduto in tutta Europa. Il mio intervento è partito da un paio di telai MkIV ereditati dall’artigiano che li aveva prodotti per Fabio. Il primo prototipo completo del motore CG125 di derivazione Honda è stato poi misurato sotto una macchina di scansione 3D presso quello che è poi divenuto il nostro fornitore dei telai di serie, la MT Moto Equipment di Garbagnate Monastero. Da lì abbiamo disegnato la motocicletta completa utilizzando un software CAD 3D di tipo parametrico; in questo modo è possibile provare virtualmente le modifiche prima di realizzarle fisicamente. Quindi abbiamo cercato le aziende italiane in grado di garantirci la fornitura di componenti conformi e in piccola serie, diciamo da 20 a 50 pezzi”.
Il risultato finale è la moto che vedete in questo servizio, composta da un semplicissimo telaio tubolare robusto ma leggero, e adatto ad alloggiare motori da 125 a 250 cm3 con potenze da 10 a 25 CV semplicemente cambiando le piastre di collegamento al telaio.

La sella è posta a 840 mm da terra, valore ‘importante’, che assicura al pilota una postura adeguata. In effetti, a dispetto della piccola cilindrata, la Sterling è una moto ‘importante’, grazie anche ai cerchi da 21” che montano pneumatici in stile vintage’ omologati da 3.00” su entrambe le ruote. Il diametro dei tubi principali è di 38 mm, l’angolo d’inclinazione del cannotto di sterzo di 24°; dunque una moto che assomiglia alle originali nell’estetica ma che è perfettamente adatta all’uso odierno. E devo ammettere che le doti dinamiche, pur con le limitate prestazioni offerte dal motore, sono davvero sorprendenti. Non si pensi di essere in sella a un accrocchio difficile da far girare. La Sterling si guida che è un piacere e anche sullo sconnesso tipico delle nostre strade meno frequentate non dà problemi. La forcella a parallelogramma lavora a dovere (la corsa utile è 75 mm) e il retrotreno rigido quasi non si avverte, grazie alla comoda sella sospesa su molle. Ovviamente la mancanza di una sospensione si fa sentire nelle curve dove l’asfalto non è perfetto con un evidente saltellamento che la bassa velocità rende comunque controllabile.  “La forcella è stata raffinata nel funzionamento”, aggiunge Guerra, “utilizzando ad esempio cuscinetti a rullini sugli snodi, mentre il movimento è controllato da una molla biconica, come si usava nel 1920, posta tra la piastra inferiore e quella superiore dello sterzo, guidata e smorzata da un moderno ammortizzatore oleodinamico.

Black Douglas_31

Posizione delle pedane, punto di seduta e forma del manubrio sono ben coordinati, anche se per quest’ultimo preferiremmo più possibilità di regolazione per poter maggiormente personalizzare la posizione di guida. Anche la sella ci è stato detto sarà in futuro regolabile per ospitare piloti di ogni taglia. Per quanto riguarda i motori c’è poco da dire: si tratta di unità semplici, ampiamente collaudate e in grado di fornire un onesto servizio per lungo tempo. Il 230 (67 x 65 mm per 229,5 cm3) è decisamente più corposo. Ha 14,3 CV a 6.700 giri/min e la coppia di 18,3 Nm a 4.500 giri si fa aprezzare, specie in salita. Il 125 (57 x 49 mm per 124,9 cm3) frulla fino a 7.500 giri dove esprime 12,75 CV con 15 Nm di coppia massima. E’ un po’ più fiacco ma è di una docilità assoluta, quasi elettrica…Entrambi sono Euro3. La scarsa potenza è comunque bilanciata dal contenuto peso complessivo, compreso tra i 95 e i 110 kg a seconda dell’allestimento. L’avviamento è ovviamente elettrico e il cambio a cinque marce. I consumi sono… da ciclomotore, ovvero oltre i 30 km/litro. I freni a tamburo sono adeguati alle prestazioni del mezzo. E’ prevista in futuro anche l’adozione di un impianto ABS che richiederà un sistema di azionamento idraulico, compatibile con le centraline in commercio. L’impianto elettrico è ovviamente completo, col fanalone vintage e il clacson realizzato artigianalmente che ricorda quelli di un secolo fa… I comandi al manubrio potrebbero essere più ‘motociclistici’: ci sembrano un po’ minuti e di non facile azionamento coi guanti. Ma questo, insieme ad altri piccoli dettagli, saranno presto oggetto di interventi migliorativi. Complimenti dunque ai due della ‘Black Douglas’, con un caldo augurio di ottenere un successo almeno pari al loro entusiasmo.

di Franco Daudo – Foto A. Cervetti e DodoShots

Milan to Birmingham Expedition

Il motto della The Black Douglas ‘jamais arriére’ si addice perfettamente al modo con cui Fabio cardoni ha voluto consegnare l’esemplare UK001 della Sterling Autocycle al suo primo concessionario inglese, la Monday Mo.Co. Tre giorni di viaggio in sella, ovviamente, con partenza da Milano e arrivo a Birmingham per un totale di  millequattrocento chilometri percorsi in condizioni meteo non certo ideali ma col sorriso sulla bocca, incurante del freddo e della pioggia. Ce lo racconta Fabio: “Ero a circa duecento chilometri da Calais, a fine ottobre, un freddo boia, in testa un vero casco del 1914, non una replica, comprato a Novegro; sotto la giacca di cuoio il classico foglio di cartone e la lunga sciarpa bianca al vento che non riparava certo dagli spifferi che mi facevano congelare la cartilagine. Eppure in quel momento era come se il freddo non ci fosse; mi guardavo intorno, impegnato a evitare le buche e a godermi il rumore di quel motorino che frullava per farmi volare a circa… 70 orari. Ero davvero felice e pensavo che il mio obiettivo sarebbe stato raggiunto se, guidando la sterling, lo fossero stati anche i miei clienti”. Questi i ‘numeri’ del viaggio: 1.400 chilometri, quattro tappe, velocità massima 113 km/h, consumo medio, a velocità compresa tra i 60 e gli 80 km/h, circa 30 km/litro, consumo medio complessivo oltre 25 km/litro. Il motore utilizzato su questa Sterling versione Countryman Deluxe, la più accessoriata, è un monocilindrico di 230 cm3 da 14,3 CV a 6.700 giri/min. Il peso della moto era di circa 110 kg. Unici inconvenienti registrati la rottura del clacson dovuta a un difetto di fabbricazione e la rottura di un bullone di fissaggio di una delle staffe che fissano  lo scarico al telaio, poi modificato.

Guarda e scarica il PDF dell’articolo pubblicato MTdigital_Dicembre 2015_The Black Sterling