Una streetfighter su base Suzuki GSX-R

Era da un po’ di tempo che desideravo una streetfighter, ma l’unica in regolare produzione, quella di Borgo Panigale, non era abbordabile per questioni di… budget. Meglio farsela. Visti un po’ di articoli sulle riviste ho pensato che una Suzuki GSX-R sarebbe stata la base ideale. Ne ho trovata una che era stata piuttosto ‘bombardata’ dal vecchio proprietario e che era offerta a un prezzo interessante… Affare fatto. Appena portata in garage l’ho smontata completamente e mi sono messo alla caccia dei pezzi fondamentali per darle i connotati da streetfighter: un manubrione, il minimo indispensabile per rendere ‘rabbioso’ il motore e infine una bella grafica che la rendesse attrattiva anche da fermo. Tra tutte queste cose, l’ultima era quella che mi preoccupava meno, almeno dal punto di vista pratico, poiché il mio mestiere è colorare normalissime autovetture. Il problema, semmai, era quello di creare la colorazione giusta…
La prima idea è stata quella di riprendere la classica livrea bianco-blu-azzurro della Suzuki, poi di replicare la carenatura di Schwantz e infine utilizzare i colori del team Yoshimura nelle gare Endurance… Ma nessuna di queste mi convinceva abbastanza. Poi un giorno ho visto un film sulla vita di Ayrton Senna, uno dei più grandi piloti di F1 di tutti i tempi; ero un suo fan negli anni in cui la F1 era bella e seguitissima anche dai ragazzini come me, affascinati dai sorpassi e da quelle manovre pazze che facevano solo quei piloti. Ovviamente la passione era per le moto, ma ogni cosa con un motore destava comunque il mio interesse!

La macchina con cui Senna correva e vinceva le sue prime gare era bellissima! Era elegante, grintosa e veloce la sua Lotus John Player Special tutta nera coi filetti oro… Così, quasi come in una visione, risolsi il problema della verniciatura: tutto aveva già preso magicamente forma nella mia testa e trovato la giusta collocazione sulle forme del Gixxer…
Per quanto riguarda il ‘motore rabbioso’ è stato più facile: sul 1127 cm3  corsa lunga del mio Suzuki SACS (raffreddato ad aria e olio) ho montato un kit DynoJet Stage 3 con dei filtri Duplex BMC, mentre per la ‘voce’ ci ha pensato lo scarico completo 4 in 1 di Yoshimura già montato dal vecchio proprietario al quale ho semplicemente fatto rifare il terminale dalla Xracing (www.xracing.it) che ha l’officina a Gavello di Ferrara, a pochi chilometri da casa mia. Il manubrione è spuntato da una Speed Triple incidentata dalla quale ho preso anche i raiser… Il ‘gioco’ stava prendendo forma!
Ho fatto revisionare la forcella dal mio meccanico di fiducia, ho verniciato i foderi oro opaco e i piedini antracite e ho quindi montato pinze a 6 pistoncini Tokiko di derivazione Kawasaki ZX-12R, dischi Braking a margherita, pompa radiale Brembo e tubi freno aeronautici fatti su misura dalla Grind. Una cura che oltre a rendere decisamente più bello l’avantreno lo ha reso anche molto più efficace dell’originale.Meno invasivo l’intervento sul posteriore, dove ho solo verniciato la pinza e sostituito pastiglie e tubazioni. L’intervento più importante l’aveva infatti eseguito il vecchio proprietario, montando un forcellone di alluminio Golinelli.

Il carter frizione con oblò me lo ha realizzato un ragazzo inglese contattato su e-Bay. Su e-Bay ho poi trovato gli adesivi, la targhetta per lo scarico, le frecce, il porta targa, la mascherina con i fari, il paracatena, le pinze freno, la bulloneria, il termometro-tappo olio e tanto altro ancora. Il serbatoio è rimasto quello dei Gixxer di quegli anni, il codone è di derivazione Kawasaki Z 750 prima serie mentre la sella è opera del mio amico tappezziere. Dopo un anno di lavoro (le ore non le ho contate nemmeno contate…), l’esborso di 1000 euro per l’acquisto della moto e di altri 2000 euro per i vari pezzi, questo è il risultato finale. Spero sia apprezzato dai lettori di Moto Tecnica.