Yamaha XS 650 – Bonnie “made in Japan”

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Confesso che quando mi soffermo sulle moto granturismo giapponesi dei primi anni Settanta,  su quelle moto che per prestazioni, design, tecnologia spodestarono in un tempo brevissimo le rivali inglesi, vedi Triumph  e BSA ,ma anche le nostrane Guzzi o Laverda dall’olimpo dei desideri dei centauri e che assursero a  vere icone  dei motociclisti dell’epoca, mi vengono subito in mente la Kawasaki con la saga delle Mach1 e la Honda Four in tutte le sue versioni. Eppure tra questi due modelli cosi innovativi e cosi diversi tra loro la casa di Iwata seppe inserire con la XS  un modello che ben si posizionava tra la rabbiosita’ ai limiti dell’inguidabile della Kawasaki e la vocazione turistica-sportiva delle Honda.

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L’esordio della Yamaha nelle grosse cilindrate avvenne nel 1969 quando fece il suo debutto la 650 XS1. In prima battuta diretta al mercato statunitense che all’epoca iniziava a richiedere propulsori meno inquinanti, approdò in Europa l’anno seguente. Si trattava di una moto che traeva ispirazione estetica dai modelli inglesi soprattutto dalla Triumph Bonneville;  linee tondeggianti, il caratteristico astuccio sulle molle  degli ammortizzatori, il faro ed i suoi supporti verniciati in tinta con serbatoio e fianchetti. Anche la tecnica si ispirava alla tradizione anglosassone, un bicilindrico a quattro tempi  con la differenza, non di poco conto, che la distribuzione era affidata ad un albero a camme in testa. Le marmitte erano due,  piuttosto imponenti, il sistema frenante era il tradizionale tamburo/tamburo che venne presto evoluto nelle successive versioni da un disco, poi raddoppiato, all’anteriore.

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La moto venne accolta dal pubblico con un misto di curiosità per le soluzioni meccaniche innovative, ammirazione per l’estetica grintosa ma anche scetticismo da parte degli amanti delle moto inglesi. In Europa le vendite godettero di alterne fortune e mentre in Germania e in Francia raccolsero un buon riscontro, le XS in Italia non seppero catturare più di tanto l’interesse degli appassionati.

La longevità del modello fu piuttosto lunga con un alternarsi di versioni, sempre migliorative delle precedenti, che si mantenne pressochè uniforme fino al 1978 per poi essere totalmente ridisegnata in stile più custom nel ’79. Rimase in produzione sino al 1983.

Non serve un’officina professionale per effettuare a dovere queste trasformazioni. In effetti il segreto è sapersi circondare di collaboratori esterni capaci e puntigliosi. L’assemblaggio finale diventa così meno problematico, ma non crediate che sia tutto facile: ogni restauro/trasformazione riserva i suoi bei mal di pancia. Difficoltà che però, quando superate, faranno apprezzare maggiormente il lavoro eseguito.

Non serve un’officina professionale per effettuare a dovere queste trasformazioni. In effetti il segreto è sapersi circondare di collaboratori esterni capaci e puntigliosi. L’assemblaggio finale diventa così meno problematico, ma non crediate che sia tutto facile: ogni restauro/trasformazione riserva i suoi bei mal di pancia. Difficoltà che però, quando superate, faranno apprezzare maggiormente il lavoro eseguito.

La moto del nostro servizio è una XS1 del 1971 ovvero una prima serie con il freno anteriore a   tamburo. L’attuale proprietario, Francesco Maiolo, si è appassionato a questo modello per la sua estrema versatilità a porsi come base per i più disparati esperimenti di elaborazione, dal fuoristrada alle gare di accelerazione. In effetti, come afferma lui stesso, basta fare un giro su Google per rendersi conto come, digitando XS 650, si acceda a una valanga di elaborazioni che hanno originato delle Special che, immagino, siano state la molla che ha scatenato in Francesco il desiderio di cimentarsi nell’avventura dell’acquisto e della trasformazione.

La moto, trovata su internet ad un prezzo di 1.500 euro, proviene dalla provincia di Agrigento ed ha avuto ben cinque proprietari precedenti; tuttavia pur essendo  una moto robusta col motore  funzionante, i segni del tempo e del clima marino hanno lasciato tracce profonde: parti cromate arrugginite dalla salsedine, impianto elettrico fuori uso, sospensioni bloccate, uno stelo della forcella piegato…

L’obiettivo di Francesco è quello di restaurare la moto stravolgendone la sua naturale vocazione turistica e di ottenere una cafè-racer stradale orientata al flat-track con qualche tocco scrambler… Dunque il primo passaggio obbligato è lo smontaggio completo di ogni parte.
Il gruppo termico viene inviato al rettificatore; si procede alla sostituzione della frizione, dei cuscinetti di banco, peraltro piuttosto costosi, nonché di bielle e pistoni;  per quanto riguarda invece la distribuzione e il cambio sono già in buone condizioni e richiedono solo una buona revisione.

LA lista della spesa
Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei ricambi, internet offre un po’ di tutto ma, complice anche il successo che questo modello ebbe nel resto d’Europa, gli specialisti si trovano oltreconfine. Così è con l’aiuto di Jerry, uno specialista olandese (www.heidentuning.com), che si procede all’acquisto dei ricambi mancanti, sborsando poco più di 2.000 euro:
✔ ricambi motore 1.450 euro
✔ rettifica e manodopera 600 euro
Per la ciclistica si è provveduto a smontare e ricromare le ruote originali, a sostituire gli ammortizzatori, a raddrizzare, cromare e revisionare la forcella, a sabbiare telaio e parafanghi e ad eseguire alcune modifiche estetiche:
✔ Ricambi ciclistica 1.250 euro
✔ Revisione forcella 200 euro
✔ Cromature e lucidature 500 euro
✔ Verniciatura e montaggio 1.000 euro
Le parti mancanti della moto ovvero la strumentazione, il fanale e l’impianto elettrico sono state aggiunte nel rispetto dello stile e della funzionalità della nuova natura che si è voluta dare al modello, così come l’impianto di scarico tipo scrambler che è stato concepito in linea alla veste grafica con il contributo di Vernimoto
✔ Verniciatura e decorazione serbatoio 450 euro
✔ Impianto di scarico 500 euro
Come ci confessa Francesco, il lavoro di rifacimento e rimontaggio è stato sì appassionante ma non senza qualche mal di pancia … Però quel rombo, l’adrenalina che si prova alla guida e le continue regolazioni che necessitano fanno di colpo dimenticare tutto e catapultano la mente in un’altra epoca, in un altro mondo: gli anni ’70…. (Testo di Alessandro Cerruti)

Alla fine questa Special è costata circa 7.500 euro, ma volete mettere la soddisfazione del pezzo unico? Francesco sta già forse pensando alla prossima...

Alla fine questa Special è costata circa 7.500 euro, ma volete mettere la soddisfazione del pezzo unico? Francesco sta già forse pensando alla prossima…