Era una Moto Guzzi Le Mans

Moto Guzzi

A qualcuno potrà sembrare un’eresia l’aver voluto reinterpretare una Moto Guzzi Le Mans I: “Volevo fare una moto che avesse un po’ più di potenza e che frenasse bene senza stravolgere le specifiche di progetto. Il telaio è quello, cui abbiamo tolto la frenata integrale, i freni sono gli stessi con due bei dischi nuovi, forcella e ammortizzatori sono gli originali”.

 

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Poi Gaetano, il proprietario della moto, ha considerato come di queste moto l’imponente motore fosse stato valorizzato solo nelle prime serie della V7 Sport, mentre nelle serie successive la carrozzeria è stata sempre più invasiva nei suoi confronti, raggiungendo l’apice con le carenate, che tolsero definitivamente il ruolo di protagonista al grosso bicilindrico a V.

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“Guarda la triangolatura centrale del telaio”, ci indica Gaetano. “E’ forse la parte che più di ogni altra rende evidente la robustezza e la sua rigidità. E’ un peccato nasconderla… Alla Guzzi ci hanno provato, oltre che coi fianchetti anche con una brutta staffa orizzontale utilizzata semplicemente come supporto per dei componenti elettrici e la staffa di supporto della pompa freni. Via tutto… Io e Roberto siamo proprio partiti da qui…”. Roberto Ruffina è stato il co-autore di questa special: da una parte le idee di Gaetano, dall’altra quelle di Roberto, che ha poi realizzato gran parte dei componenti, eseguito l’assemblaggio e quindi la messa a punto generale del mezzo: “Perché va bene l’estetica”, aggiunge Ruffina, “ma la moto non basta che sia bella… Deve anche funzionare, possibilmente meglio di prima!”. D’altronde le special, estetica a parte, devono, per i motociclisti puri,essere superiori all’originale…

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Il parafango anteriore deriva da un Nuovo Falcone militare, ma è stato completamente stravolto. La sella, opera di un artigiano, utilizza un vecchio pezzo di cuoio trovato nel suo magazzino.

“L’aspetto più bello di questa esperienza è stata senza dubbio la possibilità di conoscere tanti piccoli artigiani che lavorano attorno al mondo della moto”, ha concluso Gaetano, “ognuno dei quali mi ha dimostrato molta della sua professionalità e, cosa più importante, quel poco di umanità che rende amici anche senza Moto Guzziconoscersi a fondo. Mi sono occupato direttamente di seguire le modifiche, mettendomi a disposizione di tutti quelli che mi hanno aiutato. E devo dire che in questo modo, oltre a rendere più rapidi gli interventi, sono riuscito a far sentire ognuno valorizzato e aiutato nella ricerca del miglior risultato”. Un giusto approccio, aggiungiamo noi, che deve però essere calibrato sapientemente per non urtare la suscettibilità di molti dei personaggi del nostro mondo. Che magari preferiscono lavorare in solitudine, rischiando però, alla fine di non accontentare il cliente per semplice mancanza di comunicazione. In questo Gaetano è stato un maestro: alla fine dei lavori ha organizzato una festa alla quale ha invitato non solo gli amici ma anche tutti coloro che lo hanno aiutato, evidenziandone il contributo. E tutti, vi garantisco, hanno apprezzato…

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franco daudo

Redazione: Moto Tecnica Moto Storiche & d'Epoca