Husqvarna 500 Twin: due è meglio di uno?

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All’inizio degli anni ’60 Ruben Helmin, il tecnico cui si devono i più famosi motori a due tempi fabbricati dalla Husqvarna in quel periodo, ebbe l’idea di unire due gruppi termici di 250cc per creare un bicilindrico di mezzo litro. Ma dovette aspettare fino al 1967 perché questa sua idea diventasse realtà.

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Helmin, in pratica, creò un carter comune che ospitava un nuovo albero motore e due gruppi testa e cilindro di 250cc, gli stessi già in produzione. Inizialmente utilizzò gli stessi pistoni con due fasce elastiche, che successivamente, quando la cilindrata passò da 492 a 504cc, furono sostituiti da quelli monofascia espressamente dedicati a questo motore. Per la ciclistica non fece altro che utilizzare quella della Husqvarna 360, ovvero la monocilindrica due tempi impiegata nel motocross classe 500. Furono ovviamente rifatte le piastre che collegavano il motore al telaio e adottato il cambio e alcuni componenti del motore di 420cc montato sulla moto impiegata nei Gran Premi mondiali di velocità.

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“Il motore sviluppava circa 50 CV a 6.000 giri”, dichiarò Ruben Helmin quando la moto fu presentata, nel 1968. La nuova bicilindrica nata per il deserto tradiva però anche qualche aspirazione nel mondiale di motocross, tanto che i due piloti Torsten Hallman e Rolf Tibblin, che correvano con le moto svedesi rispettivamente nella classe 250 e 500, fecero numerosi test con la nuova nata, la cui potenza era sufficiente per superare i 160 orari. ”Non è una macchina adatta al motocross”, fu il giudizio unanime dei due campioni del mondo, ma avevano torto. Un ulteriore anno di sviluppo portò la cilindrata a 504cc, sufficienti per ammetterla alla Europea FIM Cup del 1969. La moto aveva ora due tubi di scarico separati e montati entrambi alti, anziché la disposizione con uno scarico alto e uno basso esibito dal primo prototipo, una soluzione che a causa della ridotta luce da terra. Alla fine si arrivò alla soluzione del ‘due-in-uno’ alto, coi due tubi che convergevano in un’unica camera d’espansione sotto il serbatoio, modificato per l’utilizzo nelle lunghe maratone nel deserto. La sua capacità era di 15 litri ed era trattenuto in posizione da una cinghia di cuoio che consentiva di smontarlo rapidamente per sostituirlo con un altro pieno per ridurre i tempi di sosta. Col pieno la moto pesava solo 137 chili.

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Fu Gunnar Nilsson, già vincitore della Baja, il pilota cui la Husqvarna affidò la bicilindrica per disputare la citata European FIM Cup, una serie di gare destinate a moto di cilindrata compresa tra i 501 e i 750cc nata per mantenere in attività i grossi monocilindrici quattro tempi. Un campionato che ebbe breve vita ma che la Husqvarna bicilindrica di 504cc dominò a suo piacimento, dimostrando che sia l’affidabilità sia le prestazioni di questa moto erano eccellenti.

Un successo che diede una certa notorietà alla bicilindrica, tanto che alla Husqvarna accarezzarono l’idea di produrla in serie, anche perché, nonostante il progetto fosse poco più che allo stadio prototipale, i rilievi erano comunque promettenti: 52 CV a 6.800 giri/min, meno di 140 chili di peso e una velocità massima di oltre 170 orari, raggiunta utilizzando una corona posteriore da 47 denti anziché gli usuali 53 denti utilizzati sulla monocilindrica, erano valori tali da impensierire qualunque concorrente. All’alimentazione provvedeva una coppia di Carburatori Amal Concentric da 32mm, ciascuno comandato da un cavo che partiva dall’acceleratore. L’accensione originale fu sostituita con una Bosch.

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Lo sviluppo del motore impose delle modifiche al telaio, che fu irrobustito partendo da quello utilizzato per la monocilindrica di 400cc. Piastre motore più robuste e due fazzoletti addizionali montati sotto la culla che sostenevano anche le pedane erano le modifiche più visibili.

Dopo il successo nel Trofeo FIM della 504cc, fu spedita negli USA una versione ridotta alla cilindrata di 492cc per essere iscritta alla Baja 1000 messicana. Con alla guida due piloti esperti come Gunnar Nilsson e J.N.Roberts la vittoria non sfuggì alla Casa svedese, malgrado una caduta nella notte in prossimità dell’arrivo a La Paz che obbligò Nilsson a perdere mezz’ora solo per cercare la moto nella totale oscurità… Un trionfo cui seguì la partecipazione ad altre gare americane, anche se con minor successo. Per questo fu deciso di abbandonare il progetto e lasciare quella moto in un magazzino.

Le immagini sono riferito al primo prototipo, mentre la moto che disputò e vinse la Baja 1000, l’unica bicilindrica esistente, è oggi esposta presso il Tom White’s Early Years of Motocross Museum. La Husqvarna realizzò una serie di motori bicilindrici che furono impiegati nelle gare di velocità e nel sidecarcross. Attorno a qualcuno di questi sono state realizzate delle repliche.

(Tratto dal testo originale di Kennetth Olausson, immagini Archivio Husqvarna)

franco daudo

Redazione: Moto Tecnica Moto Storiche & d'Epoca